giovedì 5 luglio 2012

Workshop Giardino dei Giusti


WORKSHOP INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE PAESAGGISTICA

PER RIPENSARE IL GIARDINO DEI GIUSTI DI MILANO

Il Giardino dei Giusti di tutto il Mondo a Milano esiste dal 2003, alle pendici della collina del Monte Stella, il parco costruito nel dopoguerra da Pietro Bottoni utilizzando le macerie dei bombardamenti. Oggi ospita 22 alberi, dedicati a donne e uomini che hanno saputo opporsi ai genocidi e ai totalitarismi.
Foto di Gariwo
Foto di Gariwo

Dal 2008 è gestito dall'Associazione per il Giardino dei Giusti, formata dal Comune di Milano, dall'Unione delle Comunità ebraiche e da Gariwo, la foresta dei Giusti. Oggi  si sente la necessità di trasformare il Giardino in uno spazio di maggiore importanza architettonica e paesaggistica.

Ora 30 giovani architetti sono chiamati a una sfida affascinante: ripensare lo spazio del Giardino dei Giusti di tutto il mondo a Milano, sul Monte Stella, partecipando ad un workshop internazionale.

Modalità di partecipazione
Il workshop prevede la partecipazione di trenta progettisti, studenti, laureandi e neolaureati in architettura, architettura del paesaggio e industrial design, ed è aperto a candidati di qualunque nazionalità e provenienza. - Il workshop si svolge dal 13 al 21 settembre 2012 negli spazi della scuola di Architettura e società.
Le lingue ufficiali sono l’italiano e l’inglese.
- Chi intende partecipare al workshop deve inviare un curriculum dettagliato a: giardinodeigiusti@gmail.com, entro il 10 luglio 2012.
- La selezione avviene in base al curriculum, La lista degli ammessi sarà comunicata a tutti i candidati entro il 15 luglio 2012.
- La partecipazione è gratuita, con un contributo di 30 euro per spese di segreteria.

Comitato scientifico

Lorenzo Consalez (Scuola di Architettura e società, dip. Diap)
Gabriele Nissim (scrittore, presidente Gariwo)
Alessandro Rocca (Scuola di Architettura e società, dip. Diap)
Gianni Scudo (vicepreside Scuola di Architettura e società, dip. Best)
Stefano Valabrega (architetto, Gariwo)

Open Lecture
Francesco Bonami (critico d’arte, Milano – New York)
Neil Porter (Gustafson Porter Landscape Archtecture, Londra)
Gabriele Nissim (scrittore, presidente Gariwo)
Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

Visiting Professor
Marco Bay (architetto del paesaggio)
Davide Dong Sub Bertin (Yellow Office)
Giancarlo Floridi (Politecnico di Milano)
Antonio Perazzi (architetto del paesaggio)

Docenti 
Lorenzo Consalez (Politecnico di Milano)
Alessandro Rocca (Politecnico di Milano)
Antonio Ferrante (agronomo, Università Statale di Milano)
Stefano Laffi (sociologo, Università della Bicocca)

Coordinamento
Maria Feller (mari907@hotmail.com)
Giancarlo Zambù (uni.gianca@googlemail.com)
Efisia Cipolloni (vicepresidenza, Scuola di Architettura e società)
Tutor
Alessandro Altini, Ettore Bergamasco, Marta Geroldi, Camilla Vecchi


Locandina

martedì 8 maggio 2012

Nil28 al Fuorisalone2012- Le installazioni degli studenti di Costruire Naturale

di Giancarlo Zambù

Nella giornata del Fuorisalone di NIL28, le installazioni degli studenti del corso Costruire Naturale si sono rivelate protagoniste dell'evento attirrando su di se l'interesse degli abitanti del quartiere, di tutte le fasce di età. C'erano i bambini che si divertivano a colorare, con i gessetti, le scatole di cartone dell'installazione "Crea IL Tuo Quartiere"; c'erano diverse persone che si fermavano a chiedere informazioni sulla "Parete Naturale", circa i campioni di terreno catalogati per zona e livelli di acidità,  la selezione di piante in vaso e le "fotocopie" di fogliame di essenze prelevati in diversi luoghi del NIL28; c'erano persone che si divertivano a gridare a squarciagola all'interno del cubo dell'installazione "StressArt" e poi correvano all'esterno per rivedere il proprio urlo digitalizzato su di un monitor di un pc; c'erano persone, soprattutto bambini, che si mettevano in coda per dare luce alle piante in vaso messe sotto ad alcune lampade a LED colorate e per ricaricare il proprio smartphone pedalando in sella alle biciclette dell'Installazione "Human Electric Power" e, infine, c'erano persone coinvolte in discussioni di ogni genere all'angolo del rinfresco "Hai Sete? Parliamone" dove ogni drink o bibita veniva pagata in minuti di conversazione anche tra persone che non si erano mai viste prima.

I bimbi mentre creano il loro quartiere colorando





























Qui sopra un'immagine dell'installazione "Crea IL Tuo Quartiere" all'arrivo dei bambini nel primo pomeriggio. I bambini protagonisti hanno attirato la curiosità di molte persone creando intorno a loro una piccola folla di curiosi divertiti.

I bimbi nella fase "destroy"
L'installazione "Crea IL Tuo Quartiere" nella fase di distruzione alla fine della giornata. In un atto liberatorio e divertito i bambini si sono lanciati contro l'installazione demolendola.

la "parete naturale"
L'installazione "Parete Naturale" all'inizio del pomeriggio con i primi visitatori incuriositi dall'esposizione.

"stressArt" in fase di realizzazione
Il cubo "StressArt" in fase di montaggio.  Questo era l'oggetto più "architettonico" tra quelli realizzati e ha destato notevole interesse tra le persone.

Human Electric Power
Le bici dello "Human Electric Power" in funzione e il suo risultato. Le bici durante tutta la giornata non hanno mai smesso di produrre energia.

Una conversazione al "hai sete? parliamone"
Qui sopra un'immagine di una delle tante conversazione nate spontaneamente ma sponsorizzate dalla possibilità di pagare il bere con una chiaccherata tra amici.

giovedì 3 maggio 2012

Perché gli orti periurbani?

di Antonio Ferrante

Nel periodo bellico e post-bellico, negli anni ‘40-’50, gli orti si erano sviluppati tra le ferrovie, nelle piazze, tra i condomini, un po’ ovunque in città, pur di produrre ortaggi per soddisfare le esigenze della popolazione. Negli anni successivi, con la ripresa economica e l’espansione edilizia soprattutto nelle grandi città ha portato alla localizzazione degli orti in periferia. Gli orti da urbani sono diventati periurbani. Molti si sono sviluppati anche per soddisfare le esigenze delle popolazioni rurali che si sono trasferite dalle aree agricole nelle città (Zasada, 2011, doi). Nel nostro paese, ad esempio, negli anni ’70 a Torino sono stati creati circa 200 ha di orti periurbani per consentire agli operai immigrati una continuità ideale con le loro radici contadine. Ma gli attuali fruitori degli orti urbani sono spesso pensionati e impiegati, che investono il loro tempo libero nella produzione di ortaggi per l’autoconsumo. Purtroppo, molti di questi orticoltori per “hobby” non hanno conoscenze pratiche di coltivazione e alcuni anche se hanno origini contadine con il tempo hanno perso le poche basi agronomiche. Pertanto i concedenti (privati, comuni, associazioni, cooperative ecc.) degli orti dovrebbero mettere a disposizione un tecnico che possa fornire un minimo d’indicazioni pratiche per una corretta coltivazione e una produzione di qualità a basso impatto ambientale.

lunedì 23 aprile 2012

Fertilità urbana

Domenica 22 aprile, il laboratorio partecipa all'evento Fuorisalone di Nil28 con una serie di installazioni interattive realizzate dagli studenti.


martedì 3 aprile 2012

nil 28 fuorisalone - crea il tuo quartiere




by chiara ceresoli, leonardo citterio, giulia pagliara

nil 28 fuorisalone - stressArt




by gabriele rognoni, giacomo saviour, lorenzo villaggi

Con il benestare di:
non newtonian liquid

http://www.youtube.com/watch?v=Yw4qklgNIxI&feature=related




nil 28 fuorisalone - orti urbani verticali + energia in movimento

proposta #1



L’idea è quella di realizzare un orto verticale con materiali di riuso.
Sul web abbiamo trovato veri esempi con materiali più comuni, come ad esempio le bottiglie di
plastica e i pallet, e con altri meno comuni come vecchie grondaie.
Riteniamo che cercando
un po’ di materiali di riciclo e seguendo le guide trovate sul web, si possa
mostare facilmente alle persone del quartiere, in occasione dell’evento del 22 april, come costruire
il proprio orto verticale.
Questa esperienza unisce il
tema della FERTILITA’ a quello del RICICLO e se vogliamo, anche
dell’agricoltura a km 0
.


http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/669-come-realizzare-un-giardino-verticale-fai-da-te
http://blogeko.iljournal.it/2012/orto-verticale-sul-balcone-coltivare-linsalata-nelle-bottiglie-di-plastica/67368
http://www.greenme.it/abitare/orto-e-giardino/4786-orti-urba-

+

proposta #2



L’idea consiste nella creazione di uno spazio volto alla produzione di energia elettrica pulita (senza emissioni di CO2) per i piccoli usi quotidiani (caricare il cellulare, il lettore mp3, la fotocamera, il notebook, ecc.) attraverso l'energia cinetica prodotta dall'attività fisica.
L'idea unisce il concetto di fertilità come capacità di produrre un servizio utile, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini.





L'energia elettrica prodotta dalle bicicletta può essere utilizzata anche per aiutare la crescita delle piante attraverso l'utilizzo di lampade all'infrarosso..

http://it.emcelettronica.com/allenati-e-ricarica-cellulare-con-dynaflex-dynamo
http://www.tecnologia-ambiente.it/energybike-pedalare-non-e-mai-stato-cosi-bello

by rosaria acquasanta, melania berti, francesca piraino, nora vitale

nil 28 fuorisalone - fertilità e riciclo



by guido belotti, luca bonanomi, alberto nicoli

nil 28 fuorisalone - fotocopie naturali



by
federico busnelli, sara mauri

nil 28 fuorisalone - crea il tuo spazio





by claudio gezzi, enrico miggiano, jacopo pieri

nil 28 fuorisalone - appendere i desideri



by federico agosti, marta bacuzzi, federico pasta

nil 28 fuorisalone - urban brain



by silvia galli, silvia pompameo

nil 28 fuorisalone - conosci il tuo quartiere? nil 28?



by
alvise barbuio, lorenzo boati

venerdì 24 febbraio 2012

NIL28 Urban Lab

Il laboratorio si pone l’obiettivo di sperimentare forme di progettazione low cost in grado di avviare processi di salvaguardia e di recupero di piccole aree urbane marginali.
A partire dalla riflessione svolta da Gilles Clément sul Terzo paesaggio, si ritiene che margini, scarti e terreni in abbandono possano assumere significati e usi imprevisti e nuovi, capaci di rispondere a esigenze che, nell’assetto urbano tradizionale, faticano a trovare risposte adeguate. Pensiamo ad abitanti di nuovo tipo, alle diverse forme di nomadismo, ma anche alle nuove necessità che ermergono tra gli abitanti tradizionali, dalla crescente diffusione dell’agricoltura urbana a scala familiare alla richiesta di nuovi luoghi di aggregazione e di nuove socialità.
Definito un ambito specifico all’interno della città di Milano, i gruppi di progettazione (max 3 persone) dovranno identificare un’area, in un ambito prefissato dai docenti, dove realizzare in scala 1:1 un intervento di dimensioni molto ridotte, un’architettura con giardino. Una costruzione di dimensioni e di costi minimi che sia però in grado di manifestare la presenza e la consistenza tecnica e concettuale di un pensiero progettuale compiuto.
Il corso sarà articolato attraverso una serie di lezioni preliminari che, calibrate rispetto all’attività di progetto, avranno lo scopo di informare e riflettere su esperienze analoghe o comunque utili, per i più diversi aspetti, al compito da svolgere. A questo scopo saranno organizzate attività di ricerca sia sugli aspetti fisici del territorio che su quelli sociali.

Approfondimento sociologico
Gli interventi sul territorio e sul paesaggio saranno accompagnati da indagini e inchieste sociologiche, da realizzare presso i residenti nelle aree di intervento, per studiare la rappresentazione diffusa dell’ambito territoriale di riferimento e le sue modalità di fruizione. In particolare, saranno indagati gli usi attuali e potenziali delle aree verdi, l'immaginario e le reazioni rispetto alla proposta di intervento. L'indagine sarà svolta attraverso interviste.

Approfondimento agronomico
Sarà composto da una parte teorica introduttiva e da una parte pratica, svolta nelle aree individuate. L’introduzione teorica riguarda l’evoluzione dell’agricoltura, del giardino e della vegetazione spontanea in ambito urbano. Le esercitazioni della parte pratica saranno mirate alla comprensione e al trattamento delle aree verdi interessate dal progetto.

Ambiti e fasi di studio e di intervento
L’ambito d’intervento prescelto è l’area denominata NIL 28, un “Nucleo di identità locale”, secondo la dizione del Pgt, del territorio urbano milanese situata in zona viale Umbria – viale Molise. Si tratta di un’area dove si alterna una vasta varietà di situazioni urbane e dove si è attivato un processo di partecipazione e di iniziative spontanee molto vivace, grazie anche all’attività dell’Associazione Culturale Distretto Creativo NIL28.
I progetti avviati dall’associazione sono aggiornati in tempo reale sul blog NIL28 ed è a partire dai materiali raccolti sul blog che gli studenti dovranno preparare la prima fase del loro lavoro.

Fase 1: datascape
La prima fase del lavoro riguarda un’attività di acquisizione e organizzazione dati.
Scelto un tema di indagine, il gruppo di lavoro procede ad acquisire le informazioni e a organizzarle in prodotto finito accessibile in formato digitale.
La scelta del tema, da concordare con i docenti, si può dirigere verso molti aspetti diversi. A titolo esemplificativo, temi come “il verde spontaneo nel terzo paesaggio”, “edifici e luoghi in abbandono”, “spazi pubblici degradati”, “percorsi urbani”, “nuove attività di interesse sociale”, “comfort urbano”.
Fase 2: programma
La seconda fase è dedicata a definire una possibile strategia di interventi tesi a implementare il datascape. Il programma deve essere consegnato come un prodotto finito accessibile in formato digitale.

Fase 3: concept
La terza fase riguarda il passaggio a una scala di intervento puntuale e realizzabile. Occore mettere a punto un concpet, un’idea corredata di elementi tecnici, che deve essere presentata come un prodotto finito accessibile in formato digitale.

Fase 4: costruzione
La quarta fase riguarda la realizzazione dal vero, in situ, dell’installazione progettata nel concept. Si prevede di realizzare microprogetti istantanei e temporanei che occupino una porzione di suolo pubblico (o di uso pubblico) di circa 4 metri quadri. Anche la fase realizzativa e l’installazione compiuta devono essere documentate e presentate come un prodotto finito accessibile in formato digitale.

Fase 5 (eventuale): tesi di laurea
Per la tesi, si prevede lo sviluppo individuale del progetto, con uno sviluppo specifico di una delle quattro fasi in cui è organizzato il lavoro di laboratorio.

martedì 28 giugno 2011

Oggi open party in via Chiodi


Growing Power

di Paola Tonizzo

Per contrastare l’inesorabile avanzamento del modello nutrizionale del fast food con un’alimentazione più sana e biologica, Will Allen, ex giocatore di basket, compra nel 1993 un ettaro di terra nella periferia di Milwaukee con l’obiettivo di incentivare la gente del quartiere a diventare agricoltori urbani in un quartiere soffocato dal cemento. Da tale iniziativa nasce l’organizzazione nazionale no-profit Growing Power che, oltre alla diffusione di una corretta nonché sostenibile abitudine alimentare, svolge un’importante mansione sociale dando la possibilità ai giovani di collaborare coltivando il cibo per la loro comunità.
Allen è un precursore dell’”urban gardering” che dagli Stati Uniti si diffonderà poi anche in Europa. Oggi, la sua comunità non è più grande di un piccolo supermercato tuttavia ospita 20.000 specie diverse tra piante, ortaggi, pesci e animali da allevamento. Non dimentichiamo che oltre a essere sano questo cibo coltivato in città è a chilometri zero, il che significa una non indifferente quantità di gas in meno nell’aria.


Architettura idroponica

di Elena Ruzza


L'agricoltura idroponica, o idrocoltura, è un sistema di coltivazione dei vegetali fuori terra che utilizza un substrato inerte del materiale più vario – argilla espansa, fibra di cocco, perlite o lana di roccia – e un'irrigazione a base di acqua e sali minerali. È un sistema che presenta risvolti interessanti da diversi punti di vista. 
Innanzitutto, quello ecologico: l'agricoltura idroponica, a parità di superficie, rende anche venti volte di più di una coltivazione in terra. Ma soprattutto annulla gli sprechi idrici, utilizzando un sistema di irrigazione chiuso che ricicla l'acqua non assorbita dalle piante. Proprio perché non necessita di ampie superfici di terreno, è una pratica che si adatta benissimo alla produzione alimentare direttamente in città, eliminando così l'impatto di CO2 dovuto al trasporto del cibo al consumatore.
Anche la qualità alimentare è un vantaggio di questa tecnica: poter controllare le sostanze nutritive apportate alle piante e la sostituzione del terreno con uno strato asettico si traduce in rese più elevate, piante più rigogliose e riduzione dell'uso di pesticidi.
Il sistema inoltre è tanto semplice ed economico da poter essere autocostruito e installato in casa: è sufficiente una piccola pompa e materiale di recupero come tubi, vasi, bottiglie e bicchieri di plastica, ma  si trova anche sul mercato una vasta gamma di prodotti per la coltivazione idroponica sulle finestre e i balconi delle nostre case.
Tutte queste caratteristiche hanno portato anche la FAO a sperimentare sull'idroponica con il progetto La Huerta Hidroponica Popular per la costituzione di piccoli orti domestici in alcuni contesti disagiati dell'America Latina, che colpiscono per la varietà delle forme e dei materiali utilizzati – tutti rigorosamente di riciclo.
Ma un aspetto estremamente interessante di questa tecnica sta nelle sue potenziali applicazioni architettoniche alle scale più diverse. 
La coltivazione idroponica ben si adatta a essere riprodotta su strutture verticali, ma è possibile realizzarla anche in piano: coperture e facciate verdi aumentano il risparmio energetico e la sostenibilità degli edifici, sia per l'azione dei vegetali sia per la possibilità di utilizzare materiali isolanti come substrato inerte. Forse in futuro serre per la produzione alimentare si integreranno non solo con gli edifici ma col tessuto urbano delle nostre città, come promosso dal Science Barge allestito nel cuore di New York.
L'architetto americano Gordon Graff ha poi portato all'estremo le potenzialità dell'agricoltura idroponica nel progetto di Skyfarm, un grattacielo ad uso residenziale integrato con coltivazioni verticali per 59 piani di altezza, che garantirebbe alimenti per 50.000 persone: forse una provocazione per le sue colossali dimensioni, ma uno studio interessante su come un'architettura possa diventare essa stessa un piccolo ecosistema.  

Associazionismo americano

di Paola Tonizzo

A New York, l’associazione Greenthumb è stata avviata in risposta alla crisi finanziaria negli anni settanta che ha causato l’abbandono dei terreni agricoli sia pubblici che privati. L’organizzazione ha adottato e ristrutturato questi lotti liberi e oggi sostiene il progetto di oltre 600 orti urbani. Sono i residenti del quartiere ora a gestire gli orti, fornendo importanti risorse come gli spazi verdi che incentivano un miglioramento della qualità dell’aria, biodiversità e benessere, una considerevole risorsa per la comunità. Greenthumb organizza workshop con frequenza mensile per favorire la partecipazione civica e per l’organizzazione di comunità tematiche. Oltre a produrre dispense alimentari programma laboratori didattici e feste di quartiere. Gli spazi Greenthumb sono in tutti i quartieri della città, sotto le molteplici forme di spazi relax, zone di incontro o veri e propri allevamenti.
Dati forniti dalla National Gardening Association (Nga) denotano un incremento, dal 2006 al 2007, del 25% delle spese per la coltivazione in proprio. Nel 2008 la spesa è stata di 2 miliardi e mezzo di dollari. 

sabato 11 giugno 2011

Milano, città verde

di Elena Ruzza
Milano coltiva i suoi terrazzi. E' questo lo slogan dell'iniziativa che segnaliamo in corso in questo week-end a Milano, presso l'acquario civico di via viale Gladio 2 (MM2 Lanza).
Dagli orti sui balconi a una riflessione più generale sull'agricoltura in città attraverso i temi della sostenibilità, del paesaggio, del design e arredo urbano, della qualità alimentare.
Partecipano agronomi, designers, architetti, imprenditori e associazioni locali che da anni lavorano nell'ambito dell'agricoltura urbana, come il Giardino degli Aromi dell'ex paolo Pini.
Laboratori, mostre, conferenze, lezioni e altro ancora sabato e domenica dalle 10,00 alle 17,30. Il programma dettagliato è consultabile sul sito di Green Urbanity.


martedì 7 giugno 2011

Caro diario

di Marika Carbone e Serena Carizzoni

Ed eccoci qui. Un altro lunedì mattina passato negli orti di via Chiodi. È proprio una bella esperienza, uscire dal Politecnico per andare a fare lezione al sito di progetto, anche se, ancora, di realmente costruito non c’è niente. Stamattina abbiamo portato le pale per sistemare il terreno della nostra aula all’aperto e per smuovere il terreno dell’orto. Non sono però le uniche cose che faremo, infatti, dovremo anche piantare dei semi per incominciare a far cresce il nostro orto.

H.11.00
Ci siamo tutti e finalmente possiamo iniziare.
La lezione, questa mattina, è tenuta dal Prof. Ferrante, esperto agronomo e professore all’Università Statale di Agraria.
Ha portato con sé: tre contenitori aventi tanti piccoli vuoti, un sacco pieno di terreno umido e delle buste con i semi da piantare. Che efficienza!
Nelle buste i semi sono di carote, diversi tipi di insalata e due diversi tipi di pomodoro.
Quello che dobbiamo fare è coprire i buchi con il terreno nella busta ma non riempirli del tutto, poi mettere un seme per ogni spazio e ricoprirlo con un velo di terreno per farlo germogliare.
Dovremo venire a bagnarli tutti i giorni.
Intanto che un gruppo fa questo lavoro, un altro si sta occupando della sistemazione del terreno dell’aula.
Sarà bellissima quando vedremo tutto finito! Sarà anche riconoscibile da fuori la nostra aula grazie alla copertura diversa da tutte le altre.
Finito di seminare nelle vaschette le abbiamo bagnate e messe a ridosso della siepe, pronti per occuparci tutti insieme del terreno dell’aula, dove abbiamo deciso di lasciare due piante e di togliere tutto il resto.
Il sole di oggi è veramente caldo e qui fa veramente caldo ho assolutamente bisogno di un po’ d’ombra.

H.12.30/13.00
Pausa pranzo.
Finalmente ci sediamo sul prato sotto l’ombra di un bellissimo ciliegio.
Che caldo!

H.14.30
Pausa pranzo finita. Il ritrovo è nell’orto.
Il lavoro che bisogna fare nell’orto è molto semplice, per oggi dobbiamo solo smuovere il terreno.
Prima di iniziare abbiamo una piccola introduzione tenuta sempre dal Prof. Ferrante, che ci spiega che per poter piantare in un terreno che non è mai stato usato bisogna smuoverlo. Questo per fargli prendere aria e dargli il tempo di riprende un po’ di sostanze nutritive che aveva perso.
Iniziamo tutti a dare una mano, anche se incominciamo a risentire, tutti, della giornata sotto il sole.
Necessitiamo di un posto all’ombra!
Il lavoro è molto pesante e il terreno è molto compatto. Si fa molta fatica a rigirarlo.
Ma siamo veramente in tanti e con l’aiuto di tutto riusciamo a portare a termine il lavoro!
Abbiamo finalmente finito!
Per oggi non c’è più niente da fare.

Il lavoro durante la settimana è innaffiare i semi piantati oggi, poi ci sono due gruppi uno che deve pensare alla struttura della copertura e l’altro che deve sistemare il terreno dell’aula.

Alla prossima settimana quindi!

lunedì 6 giugno 2011

Videointervista a Claudio Cristofani


di Elena Ruzza

Il proprietario del complesso di orti di via Chiodi, l'architetto Claudio Cristofani, spiega le ragioni che sono alla base  della sua iniziativa. In questa breve intervista si toccano diversi temi, come la ricerca di forme di utilizzo del territorio alternative all'ormai insostenibile saturazione edilizia e la necessità sociale di servizi che non diventino ghetti riservati a categorie deboli, come gli anziani e le famiglie a reddito più basso. Queste immagini non rappresentano la soluzione ai problemi della qualità della vita all'interno delle nostre città ma offrono un utile spunto di riflessione per l'urgente ridefinizione del nostro rapporto con la natura.

Segnaletica Ortincorso online


Il gruppo di redazione che cura questo blog ha sintetizzato in una presentazione consultabile online il lavoro fin ora affrontato all'interno del corso Costruire naturale del Politecnico di Milano. Tra i temi raccolti trovate l'analisi del contesto degli orti di via Chiodi, il reportage delle attività sul campo da parte degli studenti del corso e in particolare le proposte di comunicazione del progetto, dal logo alla segnaletica alle installazioni in loco. 

martedì 31 maggio 2011

L'orto è un giardino

Gruppo 2 (Marika Carbone, Serena Carizzoni)


Le leggi della semplicità

di John Maeda, graphic designer, artista visivo e teorico dell’informatica, docente di Media Arts Sciences al Massachusetts Institute of Technology.
(Le leggi della semplicità, Bruno Mondadori, 2006).

1
RIDUCI
Il modo più semplice per conseguire la semplicità è attraverso una riduzione ragionata.

2
ORGANIZZA
L’organizzazione fa sì che un sistema composto da molti elementi appaia costituito da pochi.

3
TEMPO
I risparmi di tempo somigliano alla semplicità.

4
IMPARA
La conoscenza rende tutto più semplice.

5
DIFFERENZE
La semplicità e la complessità sono necessarie una all’altra.

6
CONTESTO
Ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico.

7
EMOZIONE
Meglio emozioni in più piuttosto che in meno.

8
FIDUCIA
Noi crediamo nella semplicità.

9
FALLIMENTO
Ci sono cose che non è possibile semplificare.

10
L’UNICA
Semplicità è: sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo.


lunedì 30 maggio 2011

Copertura autoportante

Gruppo 1 (Davide Radogna, Enrico Simoni)




Geo design - 2a+p

di Paola Tonizzo

Segnalo il progetto dello studio di architettura di Roma 2A+P, sviluppato nell’ambito dell’ iniziativa “Torino World Design Capital 2008”. Si tratta della progettazione di orti urbani alla Falchera, storico quartiere popolare alla periferia nord di Torino. L’iniziativa è nata per migliorare l’aspetto degli orti di questo quartiere, già presenti dagli anni ’50 e oggi visti, a causa dell’aspetto trasandato, come elementi di degrado. 2A+P propone modalità di organizzazione degli orti e meccanismi per agevolarne l’uso e la diffusione. Nel progetto è presente anche una parte dedicata alla memoria della tradizione, una raccolta di conoscenze agricole e delle coltivazioni diffuse sul territorio torinese. 



I giardini temporanei di Prinzessinnengarten, Berlino





di Cristina Nogara


A pochi metri dalle rotonde nel traffico della Moritzplatz, e lungo gli ingressi del Prinzessinnengarten, vengono coltivate verdure fresche. Robert Shaw e Marco Clausen, della compagnia no-profit Nomadisch Gruen (verde nomade), coltivano vegetali con standard biologici su un terreno di 6000 metri quadri. Un anno fa la zona era un’area dismessa piena di spazzatura. Oggi vi fioriscono zucche, patate, radici e anche un nuovo spirito comunitario. 


I due fondatori poterono contare sull’attivo supporto dei loro vicini. Robert Shaw dice: “Noi abbiamo creato il contesto di questo posto. Sono le molte e diverse persone che si occupano di piantare, annaffiare e diserbare (e che si incontrano al caffè del giardino) che fatto rinascere questo luogo.”
Un luogo di incontro e di scambio per i giovani, per le scolaresche in visita e per gli orticoltori, e anche di integrazione, per gli immigrati. Le donne provenienti dalla Russia e dalla Turchia sono delle esperte orticoltrici ed è da loro che Robert Shaw, coltivatore autodidatta, ha ricevuto i migliori suggerimenti. 


Tutti possono raccogliere e comprare prodotti ortofrutticoli al Prinzessinnengarten e le persone che danno un mano in modo regolare possono acquistare a prezzi di convenienza. Ma, a differenza che nei tradizionali orti tedeschi, qui non vi sono appezzamenti individuali. L'unica eccezione è per i bambini in età scolare e prescolare che coltivano e curano il proprio orto dal dissodamento fino al raccolto. Tutti possono raccogliere e comprare prodotti ortofrutticoli al Prinzessinnengarten e le persone che danno un mano in modo regolare possono acquistare a prezzi di convenienza. Ma, a differenza che nei tradizionali orti tedeschi, qui non vi sono appezzamenti individuali. L'unica eccezione è per i bambini in età scolare e prescolare che coltivano e curano il proprio orto dal dissodamento fino al raccolto. 




Il Prinzessinnengarten differisce dal suo modello ispiratore in un punto fondamentale: le aiuole sono trasportabili. La verdura cresce nei contenitori del pane di plastica in disuso, le patate spuntano in sacchi di riso, le erbe aromatiche in vecchi cartoni del latte. Questo metodo di coltivazione rende l’orticultura indipendente dalla qualità del suolo e l’orto urbano rimane mobile. Dopotutto, l’oasi di Moritzplatz è un giardino temporaneo poiché, quando un giorno il Berlin Liegenshaftsfonds (proprietario del terreno) venderà il sito, gli agricoltori  dovranno andarsene. Grazie alla concezione del Nomadisch Gruen la ricollocazione non dovrebbe essere un problema. È una forma di agricoltura che funziona anche sui tetti delle case, nei parcheggi e nei terreni che, per varie ragioni, sono temporaneamente abbandonati.

mercoledì 25 maggio 2011

Ombra



Fervono i lavori sulla copertura dell'aula aperto e finalmente il sistema di teli da agganciare alla struttura in bamboo prende forma.
Un' approfondita analisi delle nostre esigenze e delle caratteristiche delle diverse proposte, ci ha portato a scegliere un sistema di teli di cotone che possono essere tesi o arrotolati grazie a un sistema di ganci elastici.

Lunedi il primo dei 5 teli in cotone bianchi e' stato attaccato e collaudato, per cui adesso si procede con gli altri.
Al più presto l'opera sarà completata e avremo finalemente un po' di tregua dal solleone!

domenica 22 maggio 2011

Un giardino in ogni buca

di Aliona Bulicanu

“Se piantassimo dei fiori in ogni buca, sarebbe come trasformare la strada in un prato” dice Pete Dungey, studente all'università di Brighton.
“Il mio scopo era fare qualcosa che potesse attirare l'attenzione e al contempo aumentare la consapevolezza dei problemi odierni. Ho piantato fiori per quindici giorni e la parte migliore di questi interventi è veder crescere il mio lavoro.''



Giardini pensierosi e portatili

di Aliona Bulicanu


Gli studenti della scuola di architettura di Ascoli Piceno ogni anno scelgono uno spazio su cui progettano un allestimento temporaneo. Minimi elementi costruttivi per entrare in relazione con il verde esistente. Il Giardino pensieroso portatile è stato realizzato nel 2010 e prevede circa 90 giardini contenuti in borse di tela cerata, irrigidite con strutture di canne o con scatole di cartone. In ogni giardino è infisso un bastoncino in legno con una striscia di acetato satinato su cui è scritto un pensiero inedito, o una citazione, sul tema del paesaggio. Il Giardino portatile è un giardino povero, autogestito, mutevole, trasportabile in tempi e luoghi diversi, inseribile nei contesti duri e formali della città. È un'azione contro la cultura decorativa dei vasi, vasetti, aiuole e altri geometrici recinti dove il verde assume il valore di puro sfondo, come un quadro urbano, che pare negare le carateristiche dinamiche e mobili delle piante.

mercoledì 18 maggio 2011

BMW Guggenheim Lab di Atelier Bow-Wow, quando le aule all'aperto possono essere strumento per migliorare la città

di Alessandro Altini




BMW Guggenheim Lab è un laboratorio mobile che si recherà in nove principali città del mondo in sei anni con il compito di affrontare vari temi della vita urbana attraverso programmi gratuiti e partecipazione del pubblico. Il progetto prende il via ufficialmente 3 agosto 2011 a New York con un impianto situato su un terreno abbandonato nell'East Village e progettato da Atelier Bow Wow; la struttura mobile ospiterà una serie di eventi e programmi volti a rendere più vivibile la città prima di trasferirsi a Berlino nel 2012 e successivamente in Asia.

Atelier Bow-Wow ha soprannominato il proprio progetto "cassetta degli attrezzi da viaggio", il concept è quello di una struttura in fibra di carbonio, a richiamo del know-how del partner BMW, che sorregge un loft a cielo aperto la cui metà inferiore è ispirata allo spazio di una loggia che sarà tenuta aperta la maggior parte del tempo e sarà sede di workshop con tavoli per esperimenti pratici; la parte superiore è avvolta da una pelle semitrasparente e sarà la sede di un sistema flessibile di mezzi meccani semoventi che modificheranno la percezione globale dello spazio, come in una scenografia teatrale, per adattarsi ad una varietà di programmi tra cui conferenze, spettacoli e proiezioni cinematografiche. La trasparenza della struttura permetterà ai visitatori di intravedere le varie performance, osservando anche il funzionamento interno dell'apparecchiatura scenografica che cambierà di volta in volta per rispondere alle esigenze di ogni evento. Nelle vicinanze coesisteranno anche strutture in legno più piccole per ospitare servizi igienici e una caffetteria.

L'interattività non sarà solo per i visitatori della struttura ma verrà estesa anche al web, infatti il Guggenheim Lab ha lanciato un sito web sul quale gli ospiti possono inviare le loro proposte per rendere più confortevole quello spazio. Alla chiusura del laboratorio cittadino, i miglioramenti apportati sul luogo e le strutture satellite saranno mantenuti, trasformando uno spazio inutilizzato della città in un parco pubblico accessibile. Il programma prevede per i primi due anni il tema "come un ambiente urbano può essere reso più rispondente alle esigenze delle persone e come può essere trovato un equilibrio tra comfort individuale/collettivo e il crescente bisogno di rispetto sociale e ambientale".

Purtroppo, al momento attuale, questa ottima idea non sarà programmata per l'Italia; ci si potrebbe domandare come mai si sia persa anche questa opportunità insieme a molte altre che avvengono all'estero nonostante le ricorrenti belle parole (forse troppe) che spesso si sentono in merito ai temi dell'Expo 2015, o forse la risposta sta proprio nel maggior pragmatismo tedesco e americano...

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